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10 Febbraio 2016, ore 23:00

Whalers Bay, Deception, South Shetland Island

Ancorato in posizione: Lat 62°58.77’S; Long 060°33.76’W

 

Alle 18:30 di oggi abbiamo dato ancora in Whaler Bay a Deception Island nelle Isole Shetland del Sud dopo 4 giorni, 4 ore e 634 miglia da Puerto Toro sull’Isola di Navarino in ile.

Un salame di cioccolato ed una bottiglia di spumante brut cileno ci aspettavano in frigorifero per festeggiare questo momento che io e i miei compagni di viaggio abbiamo sognato per molto tempo.

Tutti ad eccezione di mia moglie, che mai nella vita aveva sognato di girare il mondo in barca e spingersi sino alla fine del mondo e da li ancora oltre, verso un altro mondo.

Per cui nei primi istanti dopo aver assicurato la nostra ancora il sentimento che ha prevalso in me non era legato all’obbiettivo appena raggiunto, allo stupore per lo scenario che ci circondava, quanto il desiderio irrefrenabile di stringere forte mia moglie tra le braccia e urlarle a pieni polmoni grazie.

Si perché non è nulla affatto scontato che una moglie non solo ti consenta di inseguire i tuoi sogni, ma che resti sempre al tuo fianco, minuto per minuto, a sostenerti ache quando i suoi sogni l’avrebbero portata da tutt’altra parte.

E’ lei la vera eroina di questo capitolo del nostro viaggio, di questo anno alfine del mondo ed oltre.

 

Giorno 8 e 9 Febbraio sono trascorsi come preventivato dalle previsioni meteo.

Giorno 8 il vento ha oscillato tra i 290 e i 320 gradi soffiando mediamente sui 25 nodi con raffiche di 35 (apparente) che noi abbiamo affrontato con 1 mano di terzaroli alla randa ed il Genoa a circa l’80% mantenendo una velocità media di circa 7,5 nodi.

Ma già dalle 04:00 del 9, il barometro era a 972 mb, 12 in meno rispetto a 4 ore prima. il vento reale costante sui 30 nodi. Per le 10 il barometro era crollato a 964 mb ed il vento rinfrescato sino a 40 nodi con raffiche intorno ai 50.

Intorno a noi il mare era bianco come è ovvio sia in queste condizioni, ma la cosa terrificante ancora una volta era la dimensione delle onde. Semplicemente gigantesche, nulla a che vedere con qualsiasi altra situazione vissuta prima.

Neanche i 72 nodi di vento incontrati inc Pacifico raggiungendo la Patagonia potevano minimamente essere confrontate con le montagne di acqua del Drake.

A riva solo un piccolo fazzoletto, non più di 7 o 8 metri quadrati di vela, sufficienti a garantire manovrabilità alla barca ma contenendo quanto possibile la velocità che in discesa dalle onde raggiungeva facilmente i 15 nodi con una punta di 18!!

Nonostante fuori si scatenasse l’inferno, il confort a bordo è rimasto eccellente, ancora una volta confermando le incredibili doti di questo Outremer 55.

E’ andata avanti così sino al tardo pomeriggio, poi il vento ha iniziato a calare e girare a est. Per le 22:00 avevamo appena 8 nodi di vento da Est pieno, il barometro segnava 958 mb, la più bassa pressione che io ed il mio barometro abbiamo mai registrata.

Eravamo al centro della bassa pressione che da oltre 3 giorni ci aveva accompagnato in Antartica.

Ed ora che succede, domandava la mia inesperta ciurma.

Succede che siamo in procinto di prendere una bella “scoppola” di mare.

Le depressioni nell’emisfero sud si muovono verso est ed il vento che dalle aree periferiche (quelle con più alta pressione) cerca di raggiungere il centro  (l’area con più bassa pressione) gira in senso orario.

Per cui la nostra strategia sin dalla partenza è stata quella di cavalcare l’arrivo di una bassa pressione che con i suoi venti che girano in senso orario (per cui sempre con una componente nord) ci avrebbero spinto a sud sino a che il centro della bassa pressione non ci avrebbe raggiunto. Da quel momento in poi avremmo incontrato venti che, continuando a girare in senso orario, avrebbero avuto una componente sud e quindi contraria alla nostra rotta.

Il problema a queste latitudini è che i fronti passano molto velocemente e questa “finestra” di condizioni favorevoli dura in media 48/72 ore.

La nostra finestra era durata oltre 72 ore e solo 100 miglia mancavano al nostro arrivo.

Già alle 23:00 avevamo 25 nodi di vento reale sulla prua che con la nostra velocità superavano abbondantemente i 30.

Il mare alzato da 3 giorni di venti da Nord fortunatamente continuava ad avere un’onda che spingeva verso sud.

Ma per le 2 si è scatenato il finimondo. 

Di guardia c’erano Ijri e Adela. Io ero in dinette, sempre pronto ma stavo riposando.

Avevo lasciato l’incarico di monitorare costantemente il radar per individuare eventuali iceberg. Infatti poco prima ne avevamo passati due a babordo.

Ad un certo punto mi hanno svegliato. Sul radar avevano individuato un oggetto di grande dimensioni a due miglia davanti a noi ed erano preoccupati perché l’oggetto continuava a girarci intorno a grande velocità.

Ancora mezzo addormentato ho fatto fatica a capire cosa stessero dicendo, ma era evidente che nessuna imbarcazione avrebbe mai potuto fare un 360 intorno a noi a due miglia di distanza in appena qualche minuto.

Sono corso fuori per realizzare che il pilota automatico era andato in stand by e la barca senza alcun controllo continuava a girare su se stessa.

Il vento era ormai sui 35 nodi di reale ed il mare era davvero grosso ma questa volta contro di noi.

Avevo due alternative: mettere la poppa al vento e aspettare il passaggio di questa fase della bassa (secondo le previsioni circa 10 ore) perdendo cos’ì almeno una 70 di miglia oppure mettere la barca alla cappa, peraltro mai sperimentato con un catamarano.

Ho deciso per questa seconda opzione.

Mettere la barca alla cappa significa porre le vele in una posizione tale da fermare l’avanzare della imbarcazione mantenendola prua al vento, Specificatamente la manovra si effettua avviando una virata nella quale la vela di prua viene mantenuta cazzata con la scotta sopravento, per cui fiocco a collo e nel nostro caso randa cazzata a ferro leggermente sopravvento. 

Io ho anche deciso di mantenere acceso e ingaggiato il motore sopravento appena a 1200 giri.

Angelique si è magicamente fermata ed abbiamo così atteso sino alle 6 del mattino quando il vento è calato e soprattutto tornato verso est (stavamo incontrando i primi venti dell’alta pressione che seguiva la bassa che nell’emisfero sud girano in senso antiorario dal centro dell’alta verso l’esterno). 

La nostra posizione era più o meno la stessa di 4 ore prima, solo un paio di miglia indietro.

Gennaker e randa a riva ci siamo così avviati per coprire le ultime 70 miglia.

Alle 10 eravamo al traverso di Isola Smith, il sole era già alto in cielo e riscaldava talmente tanto che siamo andati tutti in coperta ad ammirare il benvenuto che il continente bianco ci riservava.

Iceberg grandi come San Siro riempivano l’intero orizzonte.

E’ davvero difficile trovare le parole per esprimere la bellezza di queste opere della natura, alcune dalle geometrie perfettamente regolari, quasi fossero state realizzate da un gigante pasticcere, altre delle vere e proprie armoniose sculture.

Un trionfo di colori tra il blu scuro e ed il verde acqua marina.

E poi le grandi onde del Pacifico che ci avevano pestato la notte passata, adesso arrestavano la loro corsa su queste enormi isole di ghiaccio.

Superata Isola Smith e Isola Snow abbiamo continuato il nostro slalom tra gli Iceberg per ancora 40 Miglia, sino a quando davanti a noi è apparso Neptune Bellows, il passaggio sulla costa Orientale di Isola Deception che da l’accesso al grande Cratere dell’Isola.

Deception è infatti molto simile per dimensione e forma all’Isola di Santorini in Egeo, un ferro di cavallo in cui l’unico accesso à costituito da  Neptune Bellows.

Alle 18:30 davamo fondo a Whalers Bay in 10 metri d’acqua.

 
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