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13 Febbraio 2016, ore 23:00

Spert Island

Ancorati in posizione Lat. 63° 51.32’S; Lat 060° 55.36’W

 

Questa mattina sveglia alle 7:00, colazione e subito randa e genoa a riva.

Ci attendevano oltre 70 miglia di navigazione per giungere al nostro prossimo ancoraggio, Mikkelsen Harbor a Trinity Island.

Vogliamo raggiungere quanto prima, Vernadsky Station, il punto più a sud della nostra crociera a sud del Circolo Polare Antartico, in modo da poter rimettere prua a Nord e sfruttare ogni possibile occasione di venti dal secondo e terzo quadrante (con una componente sud) non predominanti da queste parti, soprattutto in questa stagione.

Purtroppo non possiamo navigare di notte e ciò comporta suddividere queste 250 miglia in più tappe.

Il rischio del navigare alla notte non è rappresentato dai grandi iceberg, quanto piuttosto dai piccoli blocchi di ghiaccio non visibili dal radar che se colpiti a 8, 10 nodi potrebbero seriamente danneggiare la nostra imbarcazione.

Un’altro serio problema del navigare in queste acque è quello dell’assoluta mancanza di portolani adeguati alle esigenze delle piccole imbarcazioni, con annotazioni, punti GPS e disegni dettagliati utili sia alla navigazione che soprattutto per la ricerca di ancoraggi ben protetti, come ad esempio quello che abbiamo utilizzato per il nostro anno in Patagonia scritto da due Italiani, Giorgio Ardizzi e Mariolina Rolfo, considerato universalmente la Bibbia tra i (pochi) portolani sulla Patagonia.

Purtroppo I pilot book disponibili per l’Antartico sono quelli destinati alle grandi navi che hanno esigenze totalmente differenti.

A noi piccoli capitani non resta che affidarsi all’istinto, all’esperienza e, meglio, alla community.

Chi come noi ha passato qualche mese tra Ushuaia e Puerto Williams, finisce certamente per conoscere skipper ed armatori con grande esperienza nei mari della Penisola Antartica ed ottenere non solo informazioni utilissime, ma soprattutto una serie di appunti e disegni che dai tempi del Damien chi raggiunge il continente bianco raccoglie e poi condivide.

Così anche noi abbiamo ottenuto dallo skipper di una barca da charter australiana, una raccolta di appunti e disegni davvero impressionante.

L’amico australiano ci ha però avvisato di non fare cieco affidamento su tutte le indicazioni contenute, perché le condizioni meteo da queste parti cambiano rapidamente ed un ancoraggio valutato sicuro in una specifica condizione potrebbe rivelarsi un inferno in condizioni differenti.

Abbiamo lasciato il nostro ancoraggio intorno alle 08:00 con circa 25 nodi di vento reale da Est, Nord Est, che ci ha costretto a bordeggiare per circa un’ora per uscire dal grande bacino naturale di Deception Island attraverso lo stretto passaggio di Neptunes Bellows, ma una volta in mare aperto lo stesso vento ci ha consentito di tenere un angolo di circa 100 gradi ed una navigazione comoda nonostante l’onda formata.

La temperatura è rimasta intorno ai -2° per tutta la mattinata ma la percepita era decisamente più bassa.

Intorno all’ora di pranzo il vento è rinfrescato sui 35 nodi con raffiche sino a 45.

Abbiamo ridotto tela sino a lasciare la sola randa con 3 mani di terzaroli, spingendo comunque Angelique II a 9, 10 nodi ( 17 la massima di giornata).

Nonostante la totale assenza di sole, il grigio dominante di cielo e mare contrastato dal bianco dei palazzi di ghiaccio tra cui facevamo slalom, dava al paesaggio un’atmosfera fiabesca e per nulla tetra.

Questo credo sia una degli aspetti più singolari di questo pianeta. 

Il sole splendente in un cielo terso non aggiunge né colore né fascino a questa immensa scenografia messa in scena dalla natura, ancorché non nego che possano avere effetto sul livello di comfort di chi li osserva.

Intorno alle 18:45 eravamo già a sud di Trinity, al traverso di Borge Point, pronti ad ammainare la randa e procedere a motore verso la rada di Mikkelsen Harbor.

In base ai preziosi appunti trasferitemi dal mio amico skipper australiano, gli unici ancoraggi possibili su questa rotta raggiungibili da Deception evitando la navigazione notturna sono Mikkelsen Harbor, una rada sulla costa meridionale di Trinity Island e Spert Island, o meglio un ancoraggio in un piccolo istmo che separa Spert Island da Trinity.

Guardando le carte nautiche e i disegni/appunti non ho avuto dubbi nel puntare su Mikkelsen Harbor.

Gli appunti indicavano le coordinate precise per l’ancoraggio, una profondità tra i 5 ed i 16 metri, il tutto supportato da un rassicurante commento in francese: “tres beau”!!!

Purtroppo, una volta raggiunto il punto GPS indicato, il nostro ecoscandaglio segnava 65 metri. 

Abbiamo scandagliato la costa dell’intera rada per circa 2 ore ma le profondità restavano proibitive a meno di non portarsi a pochi metri dai ghiacciai che cingono le coste di Trinity.

Non ci restava che tentare l’ancoraggio di Spert Island.

Nel frattempo il vento era sceso sui 25 nodi di reale ma questa volta dovevamo risalire la costa occidentale di Trinity con il vento contrario.

Messo il fiocco a riva abbiamo coperto le 8 miglia che separano i due ancoraggi in circa un ora, appena in tempo per dar fondo con l’ultimo lumen di luce.

Io schizzo in mio possesso proponeva tre possibili scenari: uno slalom tra rocce e iceberg per portarsi all’interno dell’istmo tra le due isole, un ancoraggio con cime a terra ed una terza soluzione con solo l’ancora.

Il vento arrivava esattamente da nord e le previsioni davano 3 nodi da Nord a partire dalla mezzanotte per cui ho deciso per la terza proposta in menù.

Ho dato ancora in 12 metri d’acqua mettendo giù 80 metri di catena e verificando che ci fosse spazio a sufficienza per ruotare evitando di finire a scogli.

Ovviamente abbiamo posto l’allarme ancora e un’allarme radar sui 100 metri per segnalare l’arrivo di eventuali iceberg.

In dinette la temperatura era già a 18 gradi, tropicale a confronto di quella esterna ed un gustosissimo pollo al curry con latte di cocco accompagnato da riso pilaf, ci aspettava quale meritato premio per i conseguimenti di questa giornata.

Un delizioso piatto, sapientemente preparato dalla mia mogliettina seguendo appunti raccolti su internet, meno romantici di quelli “antartici” ma certamente più efficaci, almeno questa volta.

 

 

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