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15 Febbraio 2016, ore 03:00

Port Lockeroy, Wincke Island

 

Sono le tre del mattino e finalmente il ruggito del vento si è fermato e con esso il timore di perdere l’ancora e “andare a scogli”.

Adesso resta solo l’allarme ghiaccio!

Port Lockroy è una rada sulla costa sud occidentale di Wiencke Island, il cui accesso è protetto da una serie di isolotti, scogli e rocce affioranti.

Noi, come suggerito dai preziosi appunti di cui sono entrato in possesso, abbiamo ancorato nella zona certamente più riparata sia dal mare che dal vento ed inoltre distante dai grandi ghiacciai a picco sulla rada.

Al nostro arrivo, un’altro yacht sostava all’ancora nella stessa zona, ma noi abbiamo preferito portarci ancora più all’interno della rada e dare fondo in 14 metri d’acqua contro i 22 sui quali riposava l’altro veliero.

Prima di andare in branda abbiamo attivato un’allarme sul nostro radar a 50 metri per allertarci sull’eventuale arrivo di ghiaccio.

La notte è passata in modo assolutamente tranquillo.

Al mattino abbiamo deciso di scendere a terra per visitare il museo di Port Lockroy, anche perché le previsioni davano vento sui 20, 25 nodi a partire dal pomeriggio.

Nel 1944 a Goudier Island, uno degli isolotti all’ingresso della rada, il governo Britannico commissionò a James Barr (che come Boy Scout aveva esplorato l’Antartide insieme al suo amico Ernest Shackleton) la realizzazione di una base segreta.

Qualche anno dopo la guerra, la base venne trasformata in una stazione di ricerca scientifica, per essere abbandonata vero la fine degli anni 60.

A partire dagli anni 90 la fondazione United Kingdom Antartic Heritage Trust ha ristrutturato la stazione, così come molti altri siti storici inglesi qui in Antartide e l’ha trasformata in un museo e ufficio postale, l’ufficio postale più a sud del mondo dal quale si può spedire posta verso qualsiasi destinazione al costo di un dollaro.

Ma lo “straordinario” è che il dollaro lo puoi tranquillamente pagare con la tua carta di credito.

Ovviamente nessuno avrà un conto di un solo dollaro, perché uno dei locali della vecchia stazione è stato trasformato in un ben curato gift shop nel quale puoi acquistare magneti, cartoline, fotografie, libri e persino un utilissimo ombrello con abbinato papillon, con una fantasia antartica dai colori tipicamente british.

E se vi state domandando come ho fatto io, con chi mai faranno business quelli del UK Antartic Heritage Trust per giustificare il costo del trasporto di questo materiale sin qua giù, unito a quello di una squadra di 8 gentilissime e graziose rangers, la risposta  è che qui a Port Lockroy, in un anno (4 mesi estivi) transitano 18.000 persone!!!!!

Si avete capito bene 18.000 turisti in 4 mesi, circa 150 al giorno.

La responsabile della base non aveva ancora finito di raccontarci della mole di lavoro che gestiscono, che si scusa dicendoci che deve lasciarci. Una nave era appena arrivata e i gommoni iniziavano a fare spola tra l’isola e la nave.

Maturi esploratori dell’età media del mio papà, sbarcavano con il loro abbigliamento tecnico scrupolosamente fornito dal tour operator e come tanti soldatini seguivano attentamente le istruzioni delle loro guide.

Qualche ora più tardi, sul canale 16 VHF ascoltavamo la conversazione tra un’altra nave e Port Lockroy. Erano in attesa che la prima lasciasse la baia per entrare e sbarcare il suo prezioso carico.

Non vi nascondo che questa vicenda ha tolto un po’ di romanticismo a ciò che noi stiamo facendo, ma allo stesso tempo sono contento di averla fatta ora questa esperienza, perché il mondo diventa sempre più piccolo ed anche l’Antartide, prima o poi, diventerà una destinazione turistica di massa, se non un parco a tema, con buona pace di Pinguini, Foche, Orche e Balene.

Nel frattempo il vento era rinfrescato sino a 25 nodi, presagendo venti ben superiori rispetto a quelli indicati dalle previsioni.

Nonostante avessi 80 metri di catena in acqua con appena 14 metri di fondo, ho ritenuto sarebbe stato meglio essere prudenti e filare una seconda ancora. 

Il vento arrivava da nord est dando prua al ghiacciaio e poppa a isole e scogli! Non potevamo correre il rischio di arare.

Filata la seconda ancora ci siamo chiusi in barca dedicandoci come sempre all’attività che più ci piace: la cucina.

Panzerotti Pugliesi e torta di mele, questo il menù per la sera.

Intorno alle 17 il vento era salito ad oltre 30 nodi con raffiche sino a 40.

Nonostante la barca sembrasse navigare, ero certo che le due ancore non avessero arato neanche di un metro, ma per ulteriore sicurezza ho pensato di assicurare una cima sulla sponda dell’isola distante circa 200 metri dalla nostra prua.

Fortunatamente prima di lasciare Ushuaia avevo comprato da una cooperativa di pescatori una cima in polipropilene usata da 250 metri, complicata da stivare per qualsiasi barca ma non per un catamarano delle nostre dimensioni.

E’ sistemata, pronta all’uso sulla rete a prua alla quale resta legata sino a quando non bisogna filarla.

Posta questa ulteriore sicurezza pensavamo di poter stare abbastanza tranquilli, ma invece un serie di secchi tonfi giungevano dal ghiacciaio di fronte a noi. Blocchi di ghiaccio che si staccavano, cadendo in acqua e che il vento spingeva verso il mare aperto, verso la nostra barca.

Blocchi grandi, medi e piccoli tutti in scrupolosa fila indiana verso l’Angelique II.

Il pericolo che corriamo non è solo di natura estetica (qualche graffio sugli scafi), ma è quello che qualche grande blocco si infili tra i due scafi restando incastrato sotto la nascelle.

Per cui abbiamo reinserito l’all’arme sul radar a 50 metri per sopprimerlo appena qualche minuto dopo perché continuava a suonare senza sosta.

In alternativa abbiamo deciso di restare a turno ad osservare il radar per identificare i grossi blocchi che avessero una traiettoria collidente con la nostra posizione.

Se uno blocco si avvicinava pericolosamente, in due si usciva fuori (dove la bufera imperversava) e con un lungo “mezzomarinaio” ed un altrettanto lungo raffio per la pesca, a mano provavamo a tenerlo discosto dagli scafi sino a quando il vento non lo spingesse oltre la nostra poppa.

Abbiamo anche lasciato il tender in acqua qualora qualche blocco davvero grosso non avrebbe richiesto l’ausilio del motore per questa manovra anti collisione, ma fortunatamente il suo utilizzo non si è mai reso necessario.

Il vento ha continuato a salire giungendo a 45 nodi con una massima registrata di 52,8, ma Angelique II ha retto benissimo, la barca non si è spostata di un metro.

Sono rimasto sveglio sino ad ora ma adesso che abbiamo “solo” il rischio ghiaccio credo che andrò a riposare qualche ora, domani vorremmo salpare per raggiungere il Canale Le Marie e da li il punto più a sud della nostra crociera.

 

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