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19 Febbraio 2016, ore 22:00

Vernadsky Research Station, Galindez Island

 

Ancora una giornata lunga, ma segnata da buon umore: Angelique II non ha alcun problema nel rientrare al caldo da sola. Vi racconto.

Nonostante le 23 ore di adrenalina pura vissute ieri, questa mattina alle 6, dopo appena 4 ore di sonno i miei occhi erano aperti ed il cervello avanti tutta.

Mi sono reso conto che il vento aveva mollato e volevo tornare all’ancoraggio di Stella Creck, prima che si rialzasse.

Ho svegliato così i ragazzi e nel giro di mezzora eravamo sicuri e tranquilli nel nostro rifugio con 4 cime ben saldate a terra.

Abbiamo fatto una frugale colazione e mi sono messo al lavoro per fare una valutazione completa dei danni e degli eventuali interventi da fare.

Ho iniziato con una ispezione in acqua dello scafo.

Della chiglia staccata lo sapevamo già dal giorno precedente, mentre di nuovo ho trovato una pala dell’elica di babordo spezzata (la causa del gran vibrare del motore),ed un gran bel botto sul musone della prua di babordo. 

La prua dei nostri scafi ha un compartimento sacrificale, fatto apposta per assorbire urti in prua senza compromettere la galleggiabilità degli scafi.

Fortunatamente il colpo ha solo staccato qualche strato esterno della laminazione e non sulla parte anteriore, ma bensì 7, 8 centimetri a poppavia dalla prua e circa qualche centimetro a cavallo della linea di galleggiamento.

Impensabile poter immaginare una riparazione senza tirar fuori la barca dall’acque e comunque, ripeto, non facciamo acqua neanche in quella zona. 

Si tratta solo di pochi millimetri di pelle superficiale.

Una ispezione del fondo di entrambi gli scafi, incredibilmente, ha evidenziato solo alcuni graffi superficiali.

Il timone di babordo, sul quale ha poggiato la barca dopo il secondo urto quando avevamo già perso la chiglia, appare solo scheggiato alla sua estremità senza alcun impatto sulla sua funzionalità.

L’ispezione invece all’interno dell’imbarcazione, registrava un madiere scollato nella cabina di poppa di babordo e il motore di tribordo spostato di qualche centimetro.

Probabilmente una delle sberle prese rimbalzando sugli scogli deve aver fatto sobbalzare il motore che ha strappato i silent blocks su cui è poggiato.

Amici, da quando navigo su Angelique II continuo a dire che non vorrei navigare su nessun’altra imbarcazione, ma dopo questa esperienza sono davvero convinto che Outremer costruisce imbarcazioni eccezionali.

Non solo veloci, stabili, comode, semplici da gestire e riparare, ma soprattutto indistruttibili.

Questo cantiere merita tutta la mia e la vostra stima.

Alla luce dei problemi identificati, abbiamo stilato un piano di lavoro.

Io mi sarei occupato di sostituire l’elica di babordo con quella di rispetto acquistata a Puerto Chacabuco in Agosto quando, sempre la stessa elica, ebbe un problema ad uno dei pignoni interni e dovetti spedirla in Italia per revisionarla.

Ijri, avrebbe provato a rimettere il motore di babordo al suo posto.

Questi mi sembravano essere i due interventi più urgenti, così da restituire totale manovrabilità ed efficienza all’imbarcazione.

Con Ijri siamo andati alla abase Ucraina dove ci aspettavano Andrei e Dimitri.

Andrei è biologo marino e professore universitario. Dimitri è un super tecnico informatico. Entrambi subacquei portano avanti progetti sulla flora e sulla fauna in Antartica. Andrei è alla sua 10 spedizione Antartica.

Loro sono gli angeli che per tutto ieri a bordo di un gommone ci hanno sostenuto ed assistito.

Esposto loro i programmi di intervento, Dimitri si è allontanato per tornare due minuti dopo con un paranco a catena e la sua attrezzatura subacquea.

Siamo tornati in barca e Ijri si è tuffato con il paranco in sala macchine, mentre io e Dimitri ci siamo tuffati in acqua per sostituire l’elica.

Nel frattempo Matteo e Dave hanno fatto spola con la base per riportare a bordo tutto quello che avevamo scaricato il giorno prima e, nell’ultimo viaggio, hanno riportato anche Vale e Adela reduci da una lunga dormita e da una colazione a cinque stelle.

Nel frattempo dal VHF continuavano ad arrivarci chiamate dalla base per invitarci a pranzo, a dormire, offerte di aiuto di ogni genere.

Anche i ragazzi del grande veliero a palo Europa sono venuti a trovarci per sapere in che condizioni era la barca.

Ci hanno detto che sarebbero rimasti nell’area ancora per qualche giorno e di non esitare a contattarli se avessimo avuto bisogno di qualsiasi cosa.

Così tra interventi di riparazione e PR, si è fatto pomeriggio e con esso è arrivata anche per me la stanchezza.

La Vale mi ha spedito in branda alle 17 ed ho dormito duro sino a mezz’or fa quando i morsi della fame si sono fatti sentire.

Le previsioni meteo per domani danno ancora venti forti da nord ovest, mentre giorno 21e 22 dovrebbero essere due giornate tranquille, per cui ci fermeremo dai nostri amici Ucraini ancora un giorno.

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